Possiamo intendere quest’articolo solo come un primo passo di approccio al Brasile. Troppo ampia, complessa e, soprattutto, fluida è la realtà brasiliana perché non appaia improbabile l’impresa di condensarla in poche righe e di tracciare delle deduzioni definitive. Un gigante impantanato nel sottosviluppo, che aspira a diventare una superpotenza di caratura mondiale. Un paese impegnato, in un modo o nell'altro, a cercare di ricalcare il "grande balzo in avanti" cinese che, sempre più, sta soppiantando, non solo economicamente, il vecchio protettore statunitense come un "esempio" da seguire. Mantenendo, però, i caratteri della contraddittorietà indiana. I numeri ci sono tutti, dimensione geografica e demografica, ricchezze naturali, così anche le forze produttive, che si sono sviluppate enormemente negli ultimi venti anni. Una rinascita per certi versi inaspettata, considerando che fino a metà degli anni '80, questo era uno dei paesi al mondo col più alto debito estero, dovuto all'asservimento filocoloniale della borghesia compradora, che per decenni e come tanti altri, ha foraggiato l'espansione dell'economia statunitense.
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Bollettino